| Il figlio di Giovanni |
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"Si tratta di una raccolta di testi, di scritti, come lui li definisce riduttivamente con riserbo e pudore evitando di usare, per questi suoi "testi" e "scritti", il giusto termine che li qualifica per ciò che chiaramente sono: versi, poesie, cioè parti essenziali e vive della sua persona. Sono i suoi versi, sono le sue poesie. In questi "scritti", però, ancor prima della poesia, che pure subito viene fuori evidente, o meglio all'interno della tensione che i suoi "scritti" mi hanno trasmesso, ho subito ritrovato e riconosciuto il fare ed il modo di porsi dell'acuto ed attento collaboratore delle mie ricerche di demo-antropologia, quando insieme percorrevamo - divenendo da allora amici - i paesi, le montagne e le valli della Lucania, girando tutt'intorno a Teana, suo luogo di origine. Quel piccolo paese è ora, contemporaneamente, della memoria e della realtà specifica del qui e ora di ciascun testo, di ciascuna poesia di Rosario Castronuovo. Lo è anche in un comune vissuto concreto e reale che ricompongo, sia pure attraverso il mio occhio, individuando il senso di quei girovagare, di quel chiedere ed indagare su fatti, testimonianze di una realtà culturale in cui fosse possibile riconoscere la dignità e l'alterità di una società per troppo tempo fraintesa. Quel paese, quei paesi e quei luoghi si ricompongono ora come profilo, come immagini che restano, concrete e corpose, fatte di esperienze, di contatti con guaritori, con uomini mascherati da orso, con alberelli spaccati in lungo fino alla base e poi richiusi con paglia e con muschio. In quel paese, Teana, e tutto quanto gli ruotava e gli ruota intorno riconoscevo e riconosco anche il mio paese di origine. Entrambi sono un unico luogo in cui un melograno tra i campi o al ciglio della strada era (è?) ancora un segnale per orientarsi; quel paese anche oggi, nei versi di Rosario, io riconosco. Lo ritrovo nelle pietre del suo ricordo, negli appunti da me presi in immagine ed in emozioni, e nel modo con cui Rosario li veste di parole, di ritmo, di sensazioni, e lo fa anche quando parla d'altro, della nuova terra che lo ospita nella quale sento che ha impiantato parte delle sue radici. Quel paese lontano, sempre più interiore, e quei giorni erano fatti di percorsi fra le montagne e di visite ai suoi amici, o a persone di cui aveva avuto notizia attraverso una rete fitta e sottile di rimandi di nomi, di agganci patronimici e di soprannomi. Persone che mi si presentavano e che vedevo come personaggi di storie mai concluse di emigrazioni, di ritorni, di paure e di concrezioni realistiche di affioramenti potenti rigurgitanti da dimensioni immaginarie e pur attive da sempre in questo mondo. " Vincenzo M. Spera
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Prospettiva Editrice. Collana "I Ridotti", n°54. Giugno 2001.
