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Carcare (Savona), 5 ottobre 2008. Estemporanea di Poesia organizzata dal Circolo “Mario Arena”.
Domenica 5 ottobre 2008 ci siamo ritrovati davanti alla biblioteca comunale, ex abitazione di Anton Giulio Barilli, scrittore e poeta vissuto ai primi del 900. Ci ha illustrato il programma la poetessa Angelica Lubrano, dopo aver visto diapositive di poesie e dipinti, riguardanti l’attività svolta dal circolo, abbiamo visitato il centro abitato di Carcare e le stanze in cui è vissuto lo scrittore, ci faceva da qualificata guida la poetessa Dominica Piccardo.
Tre erano i temi da sviluppare: tema libero; una poesia su Carcare; tema a caso riguardante l’opera di Barilli, pescato da bigliettini precedentemente preparati.
Dopo un piacevolissimo pranzo conviviale ognuno di noi ha letto le poesie composte nell’occasione. Ci ha onorato della sua presenza l’assessore alla cultura di Carcare.
Ho estratto per il tema a caso: Tizio Caio e Sempronio: storia mezza Romana.
Tema libero.
Per caso in piazzetta.
Fingono litigi e cantano per rabbia le donne, il dolore gridano al cielo e gli uomini, meteore di pazienza e silenzio, battagliano alla sorte
sull’uscio di casa, vecchia porta tinta di verde, pigro si scalda il gatto e la lucertola finge di dormire, il ragno, dal buco aspetta la mosca
nel giorno caldo, il sole colpisce il selciato, donne schiette intrecciano fili di luce all’uncinetto, ferri lucidi creano magie duelli di bellezza e colori, farfalle
dove adesso cade un raggio, una volta, sulla sedia bassa e spagliata, sedeva a raccontare storie antiche un altro sole limpido e sincero: mia madre
Carcare.
Carcare, una volta sotto il porticato.
Li ho visti quei baldi cavalieri ai tavolacci mangiare pane e polenta seduti sulle panche, stanchi sotto gli archi della piazza
colombi e galline rubano le briciole, i cavalli nitriscono e prendono l’avena dal sacco sotto il muso, le armature gettate alla rinfusa, luccicano
i cavalieri fingono indifferenza, fremono le fanciulle e sbirciano da dietro ai muri, scelgono il desiderato sposo
l’oste, compiaciuto sorride e serve vino annacquato
Tizio Caio e Sempronio: storia mezza Romana.
Ci sono genti in caccia giorno e notte di vittime indifese, segnati dal colore della pelle la colpa è d’essere affamati
Quel giovane dalla faccia scura sorride alla mia bambina, chissà cosa cerca quello screanzato
eccolo, arriva con quella faccia tosta uomo dalla pelle bianco-latte invita mia moglie in balera, per un tango sconvolgente
ha un bel coraggio quel muso nero, chiede soccorso, vuol essere come noi civili, perfetti ed efficaci
la formica trova la porta di casa chiusa tira una brutta aria, cerca un buco anche se fatiscente, si nasconde
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