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Casa editrice Ibiskos Ulivieri - Empoli. Aprile 2010.
Premio Letterario Internazionale Padus Amoenus 2009.
“Torbido Siri, del mio mal / superbo, or ch’io sento di presso / il fine amaro, fa tu noto il duolo al padre caro / se mai qu’il torno il suo destino acerbo…” (Isabella Morra, poetessa del rinascimento, figlia del Barone di Favale (odierna Valsinni, ) nata nel 1520 e deceduta tragicamente nel 1546.
Isabella pare abbia amato o sia stata almeno in rapporto poetico-epistolare con il poeta spagnolo Diego Sandoval de Castro. Poi i fratelli di lei, ignoranti e rozzi al suo cospetto, per difendere l’onore della famiglia, contraria anche per tendenza politica, la pugnalarono, così come uccisero successivamente il poeta e chi li teneva in collegamento.
Pare che ancora il fantasma della ragazza del 500 si aggiri nel castello di Valsinni, situato sulla rupe, nell’estrema propaggine della Basilicata, ai confini con la Calabria. Una storia di poesia e d’amore, di tragedia e di dolore, che tanto ha colpito il nostro Castronuovo, poeta proprio di origine lucana.
Tramite la sua lirica, dedicata alla splendida fanciulla di origine normanna, colta, sensibile, inquieta e disperata, ambientata in quell’epoca remota, in quella terra arcaica, allora clima ostile, ricca di storia, ma anche di preconcetti, d’immobilità, di miseria e di stenti, legata a superstizioni, delitti d’onore, faide politiche, formule magiche, ci conduce alla sua amata medre-terra, terra di sole e di vento, di nuvole e di stelle, di sassi, di selvaggi panorami, di fiumare, di colline petrose, di borghi antichi. Terra dove domina la maestosità della natura, dove puoi trovare serpenti e buoi, corvi e falchi, ma anche rondini, pettirossi e usignoli. Una provincia del sud, amara, desolata, dignitosa e fiera, tra il basso Sinni, che scende verso il mare. “In quell’estremo lembo della Basilicata” come affermò pure Benedetto Croce.
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